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Questo articolo apparteneva al vecchio blog (blog.danilopetrozzi.it), per cui le informazioni potrebbero non essere più aggiornate ed attendibili.

Il caso Buffer e la risoluzione delle penalizzazioni all’italiana

Più sei visibile e influente, e maggiori sono i vantaggi che ti spettano. Sembra il riassunto di qualche film satirico sulla politica, il lavoro in Italia, o altri settori tragicomici, e invece sto parlando di Google.

La notizia

La notizia è recente, ma casi similari sono già successi nei mesi scorsi: il blog di Buffer, la nota piattaforma di sharing, ha risolto una penalizzazione molto grave che aveva ridotto del 90% il traffico organico proveniente da Google.

E fin qui, non c’è nulla di strano. Accade a migliaia di siti ogni giorno.

La cosa che proprio non mi va giù, è il fatto che Buffer ha risolto la sua penalizzazione solo e unicamente perché è intervenuto direttamente John Mueller, dopo ripetute segnalazioni da parte del SEO aziendale.

Per farsi ancora più vedere, Buffer aveva addirittura pubblicato un post sul suo blog per fare presente la situazione. Per attirare ancora di più l’attenzione, hanno mostrato apertamente i grafici di Analytics che dimostravano il drop:

calo di traffico Buffer
Credits: open.bufferapp.com

Nel post si legge che il sito in esame presentava un’azione manuale “storica” (di cui nessuno si era accorto prima?) ma che comunque non è stata l’artefice del calo di traffico (questo l’abbiamo scoperto dopo).

La causa scatenante della penalizzazione, come teorizzato nel post, è stato il cambio da HTTP da HTTPS, dato che in quel periodo Google aveva appena pubblicizzato il fatto che l’HTTPS fosse un fattore di ranking. Sempre dal medesimo post, apprendiamo che lo staff di Buffer ha tentato il ritorno a HTTP, e altre strategie simili, senza risultati.

Alla fine, la situazione è stata risolta in brevissimo tempo, dato che il SEO aziendale è riuscito a mettersi in contatto con John Mueller che, evidentemente, ha sbloccato la situazione con un intervento manuale.

L’intervento propizio di Mueller è testimoniato dallo stesso staff di Buffer, che scrive:

Thankfully, our SEO mystery has a happy ending. John Mueller and his team were quick to look into our situation, for which we are eternally grateful. In a matter of days, we began to see signs of recovery. (The old manual action penalty also was removed.) Knowing the number of requests and communications Google must see on a daily basis, it was amazing to see that they were able to help us so quickly, and they were such a pleasure to learn from.

Dopo lo switch a HTTPS dell’8 agosto, il sito ha iniziato a perdere traffico il 12 agosto. L’intervento effettivo di Mueller è arrivato il 25 agosto, giorno in cui risponde alle richieste. Tempo 3 giorni e il sito torna a riprendere traffico (e l’azione manuale nel frattempo sparisce). Ecco il grafico completo:

risoluzione buffer
Credits: open.bufferapp.com

Il team di Buffer è stato semplicemente fortunato?

La stessa cosa poteva accadere a un sito qualsiasi?

Tanti casi analoghi

Il caso Buffer non è isolato: è successo numerose volte che grandi aziende siano riuscite a smobilitare i piano alti di Google (Matt Cutts o John Mueller, principalmente).

Mozilla

Poco più di un anno fa Mozilla era stato penalizzato per spam e, trattandosi di Mozilla, la risposta tempestiva di Google è stata degna di un centometrista. Per risolvere il problema è bastato che Christopher More aprisse una discussione sul Forum per Webmasters.

BBC

Sempre nello stesso periodo, più o meno, una sorte simile era toccata a BBC.co.uk, un sito PR9 che aveva ricevuto addirittura una segnalazione per link innaturali.

Inutile dire che è bastata l’apertura di una discussione sul forum per Webmaster da parte di BBC per ottenere immediata risposta da John Mueller, che tralaltro ha anche parlato dettagliatamente dell’accaduto, spiegando che l’avviso era dovuto a un solo articolo che aveva ricevuto backlink spam. (“granular” è stato un aggettivo riportato da numerosi blog SEO)

Il sistema all’italiana

Quello che critico non è tanto l’operato di Buffer, Mozilla o BBC. Sono delle normalissime aziende che tutelano i propri interessi con ogni mezzo. Il problema è Google.

Secondo voi, in un paese civilizzato, le forze di polizia, oppure i magistrati, dovrebbero agire in egual modo per tutti i cittadini, o dovrebbero rispondere “a chiamata”, per rianalizzare casi e intraprendere nuove azioni?

Se una legge è imprecisa, ossia genera casi di errore evidente, non è meglio correggere/cambiare/eliminare quella legge, piuttosto che sistemare i singoli casi specifici?

Se si è vittima di una penalizzazione ingiusta o border-line, il che può succedere di frequente, il modo più rapido in assoluto per risolverla è quello di cercare scorciatoie, cercando di farsi notare il più possibile dalle persone che hanno il potere decisionale/operativo per risolvere il problema. In un post dedicato a varie statistiche di Google, vi ho mostrato che in alcuni mesi sono state inviate oltre 500.000 azioni manuali ai webmaster. Che cosa accadrebbe se 500.000 persone aprissero ciascuna un post sul forum per webmaster? Provate a pensarci!

Questo sistema è ancora più ingiusto, se pensiamo al fatto che i siti penalizzati da Penguin sono obbligati a aspettare il refresh successivo dell’algoritmo, per poter recuperare al 100%. Non lo dico io, lo dice Mueller. L’assurdità di questa cosa mi ha spinto addirittura a scrivere un post a riguardo.

Considerato che l’ultimo Penguin è uscito più di 11 mesi fa, significa che ci sono persone che stanno aspettando da un anno la risoluzione della propria penalizzazione. In certi casi, addirittura, la penalizzazione è stata causata da negative SEO, quindi c’è il danno e la beffa!

Se invece la penalizzazione non è legata a Penguin, e hai i mezzi per fare pressione sulle persone “che contano” allora la tua situazione potrebbe risolversi come nel caso Buffer: in meno di 3 settimane la situazione è risolta in toto.

La comunicazione con Google è positiva

Poter parlare con un responsabile di Google, anche fosse Mueller, non è qualcosa di negativo di per sé. Io stesso ho sottoposto numerose domande a John nei suoi hangout per webmaster e molte volte mi ha risposto personalmente.

Il fatto di poter fare domande a John, però, non mi autorizza a sfruttare questa possibilità per trovare scorciatoie. Non dovrebbero esserci scorciatoie di nessun tipo, altrimenti il gioco non è più alla pari.

Il bello della SEO e della concorrenza sui risultati organici, è proprio il fatto che siamo tutti alla pari: tutti dobbiamo (dovremmo) avere le stesse risorse a disposizione per riuscire a posizionarci sui motori. La differenza la deve fare la capacità del singolo consulente, non la sua influenza personale su Google o la fama dell’azienda a livello internazionale.

Se tutti hanno le stesse chance, emergono i migliori

Il fatto che anche un solo SEO nel mondo ottenga dei vantaggi, più o meno rilevanti, nei motori di ricerca, è un fatto che danneggia tutta la comunità. Il mercato dell’ottimizzazione per i motori di ricerca è roseo perché chiunque, se bravo e capace, ha la possibilità concreta di ottenere risultati. L’introduzione di elementi di favoritisimo, piccolo o grande che siano, riduce la capacità dei singoli di ottenere risultati con le sole capacità personali.

Ho già teorizzato il futuro della SEO in un post che ha avuto molta visibilità, ma forse ho dimenticato  di aggiungere uno scenario: la SEO morirebbe anche nel caso in cui il gioco del competizione sui risultati organico non fosse più “alla pari” ma sbilanciato a favore di qualcuno e a sfavore di qualcun altro.

In conclusione

Sono contento che Buffer abbia risolto la propria penalizzazione, sopratutto se questa era effettivamente ingiusta e immotivata. Ma al pari di Buffer, tutti i siti nelle stesse condizioni devono ricevere lo stesso trattamento. Se è impossibile risolvere le situazioni di ciascuno in modo manuale, allora l'”algoritmo penalizzante”, se mai esistesse, va dismesso in quanto non funzionale.

Se la penalizzazione dei siti provoca queste gravi disuguaglianze, allora, secondo me, Google dovrebbe concentrarsi sulla realizzazione di algoritmi premianti piuttosto che penalizzanti, in modo da spingere automaticamente gli operatori a puntare sulla qualità. Così facendo, l’eventuale bug temporaneo dell’algoritmo, al massimo porterebbe visibilità immeritata a un’azienda, piuttosto che una drastica penalizzazione (che, nei casi più gravi, può tradursi in licenziamenti, tagli di budget, e così via)

Danilo petrozzi

Ciao! Io sono Danilo Petrozzi, il fondatore di Eternal Curiosity. Oltre a essere un senior SEO Specialist e un Web Developer, è dall'età di 9 anni che mi appassiono a qualsiasi cosa ruoti intorno al web e all'informatica in generale.

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