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Questo articolo apparteneva al vecchio blog (blog.danilopetrozzi.it), per cui le informazioni potrebbero non essere più aggiornate ed attendibili.

Google+ morirà: il nuovo tormentone dell’anno

Se devo fare una previsione su quale sarà il tormentone SEO del 2014/2015 non ho dubbi: la morte di Google+.

Registrazione facoltativa a Google+

Ci risiamo, è uscita una nuova notizia che ha fatto riemergere tutti i complottisti e i dietroscenisti che si occupano di SEO, web e social: in fase di creazione di un nuovo account Google non è più richiesta la registrazione obbligatoria a Google+.

In passato, come già saprete, la registrazione a Google+ era di fatto obbligatoria per procedere.

Questa cosa della registrazione a Google+ ti ricorda qualcosa? Eh si, Google aveva provato a renderla obbligatoria per tutti gli utenti che volevano commentare su Youtube. Prima i commenti erano liberi, ma dopo una decisione (affrettata?) di Google, è stata imposta la registrazione al social network. Risultato? Una marea di account Google+ inutilizzati, che sono serviti solo per fare “numero”.

In tanti hanno interpretato la scelta di rendere nuovamente facoltativa la registrazione come una preparazione per la dismissione di Google+. Oltre a questo segnale, però, i dietroscenisci ne citano altri, vediamo.

Dismissione dell’authorship

La notizia di cui hanno tutti hanno parlato: l’eliminazione dell’authorship. Dopo averci regalato la faccina nelle SERP per un lungo periodo di tempo, Google ha deciso di dismettere il servizio al 100%.

A dirla tutta, io avevo già previsto questo “andazzo” con un post che scrissi sul Tagliablog nel lontano 9 aprile 2013 intitolato “Authorship: perché Google è il miglior SEO della storia“. Avevo intuito che c’era qualcosa di strano dietro l’implementazione dell’authorship: il fatto di richiedere un backlink era evidentemente fonte di dubbi.

Per altri tipi di verifica (es. Webmaster Tools), Google non richiedeva un backlink, ma un semplice processo di verifica automatico, eppure per l’authorship ci ha chiesto (milioni) di backlink (follow) verso il suo social network. E poi puff.. ecco che per le keyword “nome cognome” nelle SERP c’è sempre Google+, spesso sopra al profilo Twitter o Facebook.. 🙂

Le dimissioni di Gundotra

Un altro fatto che ha rinvigorito i complottisti dormienti sono state le dimissioni di Vic Gundotra, il papà fondatore di Google+. Con un post, che merita rispetto a prescindere visto il contenuto, che è stato citato da testate come Techcrunch:

 

Per quanto sia stata più volte smentito, molti hanno visto l’addio di Vic come un chiaro segnale funebre: Google+ era in pericolo e stavamo assistendo al “si salvi chi può”.

Sparizione dei box dei brand per utenti sloggati

Quando Google ha eliminato i box con le informazioni delle pagine Google+ brand per chi non era loggato, è successo il pandemonio. Tutti a gridare all’imminente morte di Google+… poi però Google si è scusato dicendo che il fenomeno era un semplice bug, che è stato risolto poco dopo (e le informazioni brand sono tornate anche per gli sloggati).

Morale della favola

Se è vero che più si augura la morte di qualcuno e più questo ne guadagna in salute.. beh, allora Google+ vivrà per cento anni!

Onestamente, credo che Google non abbia intenzione di dismettere nel modo più assoluto il suo social network. Il dietroscenista medio si accorge solo delle notizie che portano acqua al suo mulino e ignora il mondo intorno a sé.

Un esempio su tutti: il lancio di Google My Business. Tramite questa piattaforma è stato unificato il sistema delle schede maps e delle attività locali, il tutto gestibile anche tramite Google+. Se poi pensiamo alla visibilità e alla riconoscibilità che ha acquisito il brand Google+, siete veramente sicuri che, anche volendo, sia conveniente per Google chiuderlo?

La triade dei social è Facebook, Twitter e Google+. Se chiedi a qualcuno di elencarti tutti i social che conosce, nel 90% dei casi ti elencherà questi tre e poi dovrà soffermarsi qualche secondo per ricordarsene altri. Quante altre attività commerciali possono vantare un simile risultato?

Anche nella remota ipotesi in cui Google decidesse di dismettere il suo social.. secondo voi passerebbe mesi interi a togliere pezzo per pezzo le varie feature/integrazioni? In passato Google ha dimostrato di poter chiudere un servizio dalla sera alla mattina, senza troppi problemi.

Se Google+ chiude la nostra vita non cambia

Se anche Google+ chiudesse, ti comporteresti come quando è sparito l’authorship: se proprio non hai niente da fare, ti sei messo a togliere il markup author (ma male non fa).

Stessa cosa per Google+, toglieresti i rimanenti tag (tipo il publisher) e toglieresti i bottoncini per la condivisione presenti nel tuo blog, fine. Se avevi un profilo su G+ potresti versare una lacrimuccia, ma nel giro di poco tempo già te ne sarai dimenticato (Netlog? MSN?)

Anzi, a dirla tutta, se c’è uno che soffrirebbe di più per la chiusura di Google+ sarei io, dato che ho abbandonato tutti i social a parte quello, ma comunque questo fatto non mi trasforma in un complottista. (Google+ è l’unico che “sopporto”, vista la mia natura decisamente antisocial)

Danilo petrozzi

Ciao! Io sono Danilo Petrozzi, il fondatore di Eternal Curiosity. Oltre a essere un senior SEO Specialist e un Web Developer, è dall'età di 9 anni che mi appassiono a qualsiasi cosa ruoti intorno al web e all'informatica in generale.

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